Mercurio, una crosta che sembra più sottile di quanto pensato
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La creazione di una mappa di densità relativa al pianeta Mercurio evidenzia, secondo delle nuove formule, una crosta più sottile di quanto non sia stato ipotizzato finora: 16 miglia anziché 22.


Fonte A thin, dense crust for Mercury - Earth and Planetary Science Letters (Michael M. Sori)


Mercurio Secondo i calcoli effettuati al termine della missione MESSENGER, nel 2015, la crosta di Mercurio fu stimata in 22 miglia circa di spessore ma calcoli effettuati nel 2018 fanno scendere il valore fino a 16 miglia, con una composizione più densa di quella dell'alluminio. I dati di riferimento sono sempre quelli di MESSENGER ma le formule sono diverse e i risultati vanno a favore di una crosta formata principalmente dall'attività vulcanica del pianeta. Il fatto che Mercurio abbia un nucleo gigantesco (60% del volume) rispetto agli altri pianeti può far pensare che la crosta sia andata perduta a causa del vento solare oppure in seguito a impatti e le nuove stime possono aiutare a prendere la strada giusta. Sulla Terra e sulla Luna la crosta rappresenta la frazione di mantello che si è tramutata in roccia e per Mercurio la stima della porzione si aggirava intorno all'11% del mantello originario (per la Luna, simile a Mercurio, la percentuale è del 7%). La storia della formazione della crosta è però diversa ed evidentemente Mercurio ha seguito un percorso diverso da quello della nostra Luna. L'isostasia cerca di spiegare come mai, a fronte di una evoluzione naturale dei pianeti fino ad approdare ad una sfera liscia, possano esistere montagne e vallate. Esistono due tipi di isostasia, chiamate Airy e Pratt, ed entrambe si concentrano sul bilanciamento di masse in fette di pianeta delle stesse dimensioni. Se una fetta ha più massa di una fetta adiacente, allora il mantello del pianeta tende a trasudare spostando la crosta sovrastante fino a rendere le fette uguali per massa. L'isostasia di pratt sostiene che la crosta di un pianeta varia in densità: la fetta che contiene una montagna ha la stessa massa di una che contiene una pianura visto che la crosta che presenta la montagna è meno densa rispetto alla terra piana. In ogni punto del pianeta la crosta galleggia uniformemente sul mantello. Per verificare il caso Mercurio occorre quindi mettere in relazione la densità con la topografia e lo studio del 2018 ha messo in rilievo proprio questa relazione, ottenendo una mappa di densità che finora mancava. In base alla isostasia di Pratt ci si attendeva una presenza di minerali ad alta densità nei crateri e una presenza di minerali a bassa densità nelle montagne, ma questo non è stato il risultato visto che esiste un mix di minerali a prescindere dalla topografia.      Si è passati quindi a considerare l'isostasia di Airy, utilizzata per giungere a stime dello spessore della crosta di Mercurio e per la quale la profondità della crosta di un pianeta varia in base alla topografia: una montagna può essere sostenuta da una radice sottostante, come un iceberg che galleggia sull'acqua. Come un iceberg contiene la stessa massa dell'acqua che lo sposta, così una montagna e la sua radice conterranno la stessa massa del materiale del mantello che viene spostato. Nei crateri la crosta è sottile e il mantello è più vicino alla superficie. La formula elaborata bilancia la pressione che la crosta esercita sul mantello fornendo una stima dello spessore della crosta stessa.