La caccia alle onde gravitazionali si arricchisce
loading

Anziché andare a cercare i singoli segnali delle singole fusioni, sarebbe possibile rivelare la presenza di buchi neri attraverso la detection e la caratterizzazione di un fondo di onde gravitazionali


Fonte Optimal search for an astrophysical gravitational-wave background - PHYSICAL REVIEW X (Rory Smith and Eric Thrane)


A fronte dei sei segnali scoperti fino ad Aprile 2018, i modelli dicono che ogni pochi minuti una coppia di buchi neri vada incontro a una fusione e che esistono 100 mila eventi di onda gravitazionale ogni anno, eventi troppo deboli per gli attuali Virgo e LIGO. Le onde gravitazionali di questi eventi si combinano dando vita a un fondo di onda gravitazionale e questo potrebbe favorire la cattura del segnale cumulato, anche se i singoli segnali sono e restano troppo deboli. Spingendo il modello al limite, un giorno potrebbe essere anche possibile catturare il fondo derivante dalle onde gravitazionali primordiali, nascoste dietro le onde provocate oggi da buchi neri e stelle di neutroni. Sono state così portate avanti simulazioni di segnali deboli fino a giungere alla convinzione riguardo la presenza nei dati, debolissima ma non ambigua, di fusioni di buchi neri (simulati). Ora il modello è da applicare ai dati reali, con l'aspettativa di giungere a qualcosa mille volte più sensibile di quanto non sia oggi a disposizione della tecnoogia. Il supercomputer OzSTAR sarà utilizzato per osservare le onde gravitazionali nei dati di LIGO.