Ulx, campi magnetici oltre il Limite di Eddington
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Il processo che consente alle sorgenti ultraluminose in banda X di eccedere il limite di Eddington si avvale di campi magnetici in grado di limitare la pressione della radiazione.


Fonte Magnetic field strength of a neutron-star-powered ultraluminous X-ray source - Nature Astronomy ( M. Brightman, F. A. Harrison, F. Fürst, M. J. Middleton, D. J. Walton, D. Stern, A. C. Fabian, M. Heid


Un oggetto compatto che acquisisce materiale è tanto più brillante quanto più materiale si accumula e si scalda, ma si arriva al punto in cui la radiazione emessa riesce a inibire la caduta di ulteriore materiale. Questo punto si chiama Limite di Eddington e regola la luminosità massima di alcuni oggetti. Altri sembrano andare a sfondare questo tetto, emettendo una radiazione maggiore rispetto a quella massima prevista. Tali oggetti sono le supernovae, i getti di AGN e una categoria di oggetti scoperta negli anni Ottanta e chiamata Ultra-Luminous X-ray Sources (Ulx), la cui natura è ancora incerta (se ne conoscono poche e tutte extra-galattiche). Inizialmente si è pensato a sistemi binari composti da una stella normale e da un buco nero di massa intermedia (circa 10 masse solari) ma già nel 2014 è stato osservato un sistema binario composto da una stella di neutroni, e la scoperta è stata confermata in un altro sistema binario nella galassia M51. A giustificare l'estrema luminosità indotta dalla stella di neutroni sarebbe il campo magnetico, tanto forte (cento milioni di volte quello terrestre) da ridurre la pressione verso l'esterno della radiazione e di consentire alla materia di continuare a cadere sulla stella anche in presenza di una radiazione di pareggio secondo il Limite di Eddington. Il campo magnetico è stato misurato tramite il movimento circolare delle particelle cariche intorno alle linee del campo magnetico (scattering da risonanza di ciclotrone).