Fermi, mancato assedio ai buchi neri primordiali
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I dati di Fermi, orientati a determinare la presenza di buchi neri primordiali nelle vicinanze cosmiche, non rilevano nulla ma servono a rivedere le stime della popolazione massima di questi oggetti


Fonte Search for Gamma-Ray Emission from Local Primordial Black Holes with the Fermi Large Area Telescope - arXiv (Fermi-LAT Collaboration)


Le fluttuazioni di densità nel primissimo universo dovrebbero aver dato il via ai buchi neri primordiali, secondo molte teorie. Alcuni di questi dovrebbero essere "scivolati" fino ai nostri dintorni cosmici e oggi potrebbero essere rappresentati da intense sorgenti di raggi gamma dovutamente all'emissione di Hawking. Alla ricerca di questi raggi gamma è stato mosso il Fermi Gamma-Ray Space Telescope ma i risultati sono stati totalmente privi di segnali: se da un lato non sono stati trovati i buchi neri fumanti, dall'altro si è potuto porre un limite superiore al loro numero massimo (stimato). Gli effetti quantistici possono originare dalle coppie di particelle e antiparticelle che originano a cavallo dell'orizzonte degli eventi, consentendo a una particella di fuggire dal buco nero mentre l'altra ne viene risucchiata. Il risultato finale è che il buco nero emette radiazione e perde massa al tempo stesso. Se il buco nero non acquisisce materia a sufficienza per ovviare a questa perdita, è destinato a evaporare. Fermi riesce a guardare soltanto in una zona abbastanza vicina alla Terra, ma questo consente di scindere bene la radiazione dei buchi neri primordiali, se osservata, dalle altre sorgenti gamma attraverso il movimento nel cielo. Buchi neri primordiali, oggi, avrebbero già perso gran parte della propria massa per effetto Hawking quindi Fermi dovrebbe mirare alle ultime fasi (final burn) prima dell'esplosione finale, ma per ora nulla è stato osservato.