Non è detto che quei solchi dipendano dai pianeti
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Uno studio del Goddard Space Flight Center riesce a ricreare gli stessi patterns di anelli e archi presenti intorno alle stelle senza dover scomodare la presenza di pianeti. Basta la radiazione ultrav


Fonte The interplay between radiation pressure and the photoelectric instability in optically thin disks of gas and dust - Astrophysical Journal (Goddard Space Flight Center)


Sicuramente pianeti, laddove i dischi evidenziano dei gap evidenti come quelli immortalati da ALMA? Niente affatto visto che ci sono spiegazioni che non necessitano della presenza di pianeti: gas e polvere nel disco possono formare gli stessi patterns se colpiti da radiazione ultravioletta, secondo uno studio del Goddard Space Flight Center della NASA presentato a gennaio 2018 all'American Astronomical Society Meeting. Quando l'energia UV colpisce i grani di polvere riesce a strappar via gli elettroni. Questi collidono tra di loro e riscaldano il gas vicino. Con il riscaldamento aumenta anche la pressione del gas e il gas stesso riesce a intrappolare più polvere la quale, a sua volta, riscalda ancora più gas. Il ciclo che si innesca, chiamato "instabilità fotoelettrica" (PeI) può lavorare in coppia con altre forze e creare le strutture che finora sono sempre state associate alla presenza di pianeti. Non solo gap nei dischi, ma questo processo può dar vita anche a archi e anelli incompleti, quindi a tutto il campionario osservato nel 2016. Per giungere alla conclusione è bastato introdurre, nei modelli, il parametro della pressione di radiazione causata dall'effetto della luce stellare sui grani di polvere: la luce esercita una forza fisica su ogni cosa che incontra e la pressione può spingere la polvere in orbite altamente eccentriche. Applicando il modello alla stella HD 141569A è risultato lo stesso identico disco osservato da ALMA, ma senza la necessità di introdurre pianeti.