Hayabusa2, missione JAXA sull'asteroide Ryugu
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Hayabusa2, missione JAXA sull'asteroide Ryugu

Una delle missioni più ambiziose mai portate avanti nella storia dell'esplorazione spaziale. Il target è l'asteroide Ryugu, un corpo celeste da analizzare e da campionare in volo per la JAXA. Un orbiter con braccio robotico per prelevare materiale da riportare a Terra e quattro piccoli rover in grado di saltellare sulla superficie dell'asteroide. Un cratere artificiale per le origini del Sistema Solare.

Generalità e scopi scientifici

Hayabusa2 è una missione della JAXA finalizzata allo studio delle origini del Sistema Solare tramite campionamento dell'asteroide, NEA, Ryugu. Hayabusa2 segue alla prima missione che studiò l'asteroide Itokawa.

Pagina collegata: asteroide Ryugu

Missione Hayabusa2, rappresentazione. Crediti Akihiro Ikeshita
Missione Hayabusa2, rappresentazione.
Crediti Akihiro Ikeshita

Hayabusa2 ("falco pellegrino" la traduzione in italiano) è una sonda della JAXA (Japan Aerospace Ebploration Agency) finalizzata al raggiungimento per lo studio scientifico del Near Earth Asteroid (NEA) 162173 Ryugu, del quale preleva campioni da riportare sulla Terra.

Hayabusa2 mira a comprendere origine ed evoluzione del Sistema Solare e dei composti organici alla base della vita. La sonda è l'erede di Hayabusa (MUSES-C), con la quale sono state testate diverse tecnologie come il motore a ioni prima del rientro sulla Terra a Giugno 2010 con campioni dell'asteroide Itokawa. La differenza sta essenzialmente nella tipologia di asteroide studiato, passando dal tipo S campionato dalla prima missione al carbonaceo della Hayabusa-2. Il target di Hayabusa2 è quindi un asteroide di classe C chiamato Ryugu, un asteroide più antico rispetto al precedente il quale dovrebbe dovrebbe conseguentemente contenere una quantità di composti organici e minerali idrati superiore a quelli osservati dalla missione precedente.  

Minerali e acqua salata presenti slula Terra, così come il materiale alla base della vita, sono ritenuti strettamente connessi all'interno della nebulosa solare dalla quale ha tratto origine il Sole insieme a tutto il resto dell'attuale Sistema Solare quindi il loro studio su un corpo primordiale o quasi può aiutare nella comprensione dell'origine della vita, tramite l'analisi dei campioni acquisiti e riportati sul pianeta . Allo stesso modo la missione rende possibile comprendere la formazione del Sistema Solare stesso, sulla base del fatto che il processo di formazione planetaria è di tipo bottom-up e che gli asteroidi come Ryugu dovrebbero essere la via di mezzo tra planetesimi e pianeti.

Il progetto di Hayabusa-2 è nato quando la missione Hayabusa era ancora in piedi: nel 2003 la Commissione per le attività spaziali approva la missione ma soltanto nel 2007 la JAXA ne annuncia ufficialmente la nascita. L'architettura della missione viene invece presentata nel 2009 durante il XXVII Simposio internazionale sulla tecnologia e le scienze spaziali, un meeting biennale che si svolge in Giappone. 

Lo sviluppo ha avuto inizio ad Agosto 2010, dopo l'approvazione del Governo centrale, con un costo stimato in 16,4 miliardi di yen. 

Inizialmente la JAXA decide di affidare la costruzione alla sola NEC Corporation, già operativa sulla Hayabusa, ma in seguito a problemi di finanziamento il progetto venne aperto alla tedesca DLR e alla francese CNES, alle quali venne asegnato il lander MASCOT.

Ultimo aggiornamento del: 01/04/2020 22:24:43

Caratteristiche e strumentazione on board

Un progetto ideato nel 2003 con il compito di arrivare su un asteroide e prelevare materiale sub-superficiale tramite una collisione indotta. Una missione fatta di un orbiter con braccio robotico e quattro oggetti destinati alla superficie

 Il vettore

Vettore H-IIA. Crediti NARITA Masahiro
H-IIA. di NARITA M.

La missione Hayabusa-2 è partita a bordo di un vettore H-IIA, un lanciatore a singolo utilizzo gestito dalla Mitsubishi Heavy Industries. Si tratta di un vettore a due stadi che deriva dal predecessore H-II, inizialmente di matrice pubblica sotto la gestione JAXA e poi privatizzato a partire dal 2007. 

Si caratterizza per una modularità di razzi ausiliari, e proprio per questo riesce a portare satelliti in orbita bassa e in orbita geostazionaria ma anche a dare il là a missioni planetarie come SELENE, destinata alla Luna, e Akatsuki, orbiter di Venere. La base di lancio del vettore è sempre stata quella di Tanegashima. Il vettore può essere dotato di due o quattro razzi ausiliari a propellente solido SRB-A, prodotti dalla IHI Corporation, e due o quattro razzi staccabili a propellente solido Castor 4A-XL, prodotti da Thiokol. 

Satellite e Payload

Hayabusa2 - anche nella struttura satellitare destinata al cruise, alle manovre e alla comunicazione - utilizza quanto già testato da Hayabusa aggiungendo ulteriori nuove tecnologie legate al progredire della tecnologia. L'antenna a medio guadagno non è più parabolica ma decisamente piatta e viene affiancata da una seconda antenna ad alto guadagno, sempre piatta. Le due antenne a alto guadagno lavorano l'una in banda X e l'altra in banda Ka.

La sonda misura 1 x 1.6 x 1.4 metri con una massa di 600 chilogrammi ed è alimentata da pannelli solari fissi che, una volta dispiegati in orbita, fanno assumere una dimensione di sei metri di larghezza apportando 2,6 KW nominali alla distanza di 1 UA dal Sole. L'assetto è mantenuto tramite quattro giroscopi, due sensori stellari, due unità di misura inerziale, quattro accelerometri e quattro sensori solari.

Hayabusa2, il satellite. Crediti JAXA
Hayabusa2, il satellite. Crediti JAXA

Electric propulsion system (motore a ioni)

Il motore a propulsione ionica utilizza xeno e viene utilizzato per le variazioni orbitali durante la fase di cruise verso l'asteroide e per il ritorno sulla Terra. Il motore consente un dispendio energetico pari a un quinto di quello previsto da propellenti chimici. Ulteriori dodici propulsori chimici a idrazina accompagnano la manovra del satellite per le correzioni di rotta e le manovre in prossimità della Terra. Qualche problema è stato risolto, soprattutto in relazione a fattori di efficienza e di stabilità di accensione.  

Hayabusa2, motore a ioni. Crediti JAXA
Hayabusa2, motore a ioni. Crediti JAXA

Capsula di rientro

A fine missione, Hayabusa2 può contare su una capsula di rientro con un contenitore in grado di trasportare i campioni prelevati sull'asteroide. Il rientro avviene alla velocità di 12 chilometri al secondo, con la capsula che dovrà poi essere recuperata sul suolo. 

Hayabusa2, capsula di rientro. Crediti JAXA
Hayabusa2, capsula di rientro. Crediti JAXA

Riparian Ecosystem Management Model (REMM) 

Si tratta di uno strumento inserito in Hayabusa2 al fine di misurare accelerazione, movimento e temperature interne durante la fase di volo.

Small Carry-on Impactor (SCI)

Hayabusa2 provvede a lanciare un corpo impattante ("Liner") sulla superficie dell'asteroide alla velocità di 2 chilometri al secondo al fine di creare una collisione artificiale. Il proiettile è un corpo di rame puro dalla massa di due chilogrammi: il materiale è stato scelto al fine di non confondere, nel cratere creato, il materiale impattante da quello proprio dell'asteroide . L'osservazione dei cambiamenti sulla superficie in seguito alla collisione consente di studiare la struttura interna dell'asteroide, oltre che campionare il materiale mai esposto alla radiazione solare ed espulso al momento dell'impatto. 

Hayabusa2, strumento SCI. Crediti JAXA
Hayabusa2, strumento SCI. Crediti JAXA

NIRS3 (Near InfraRed Spectrometer, 3µm) e TIR (Thermal Infrared Imager)

Hayabusa2, strumento NIRS3. Crediti JAXA
Hayabusa2, strumento NIRS3. Crediti JAXA
Hayabusa2, strumento TIR.Crediti JAXA
Hayabusa2, strumento TIR.Crediti JAXA

Hayabusa2 rimane a una distanza di 20 chilometri dalla superficie dell'asteroide 1999 JU3 (Ryugu) al fine di scansionare l'intera superficie tramite operazioni di sensing remoto. A tal fine la sonda è dotata di due sensore in infrarosso come NIRS3 e TIR.

NIRS3 è uno spettrometro a infrarossi finalizzato all'analisi minerale e all'azione chimica dell'acqua. TIR è invece finalizzato allo studio della temperatura e dell'inerzia termica dell'asteroide. In altre parole studia il suolo e la porosità delle rocce in grado di influenzare la temperatura.

La temperatura superficiale dell'asteroide varia durante il giorno di Ryugu, aumentando in risposta alla radiazione solare e diminuendo durante la notte. Le differenze diventano maggiori quando il corpo è coperto da sottili particelle come sabbia o rocce molto porose mentre diventano minori quando la superficie è una roccia solida. Le immagini di TIR servono quindi anche a caratterizzare la condizione fisica della superficie. 

Ultimo aggiornamento del: 01/04/2020 23:01:31

I lander

Il payload della missione Hayabusa2 consta di un orbiter in grado di andare a toccare il suolo dell'asteroide, tre piccoli rover e uno un po' più grande, in grado di saltare sull'asteroide per osservare punti diversi

MIcro Nano Experimental Robot Vehicle for Asteroid (MINERVA-II)

I MINERVA sono piccoli rover di massa pari a 0.5 chilogrammi, di forma cilindrica e di dimensione di appena 18 x 7 centimetri, destinati a scendere sulla superficie dell'asteroide al fine dello studio. Si tratta di tre rover (1A, 1B e 2), successori del Minerva a bordo della prima Hayabusa, ciascuno in grado di "saltare" sulla superficie al fine di condurre esperimenti su diverse zone di Ryugu. Ciascun salto, controllato, dura circa 15 minuti e consente spostamenti di 15 metri: una misura superiore avrebbe determinato la fuga dall'asteroide dei lander. A corredare la strumentazione concorrono fotocamere a colori, accelerometro, giroscopio e termometro. I dati raccolti vengono inviati alla sonda madre e da questa a Terra. I primi due rover, MINERVA 1A e MINERVA 1B, sono contenuti in una unità singola (MINERVA II-1) mentre il terzo MINERVA viene calato da solo.

Hayabusa2, lander Minerva.Crediti JAXA
Hayabusa2, lander Minerva.Crediti JAXA

Già in Hayabusa era previsto un rover di questo tipo il quale, però, fallì l'atterraggio. 

Mobile Asteroid surface SCOuT (MASCOT)

MASCOT è un piccolo lander con massa di 10 chilogrammi (dei quali tre di carico utile) e dimensioni di 0.3 x 0.3 x 0.2 metri realizzato in fibra di carbonio e destinato a scendere sulla superficie di Ryugu. La costruzione di MASCOT è dovuta al DLR (German aeronautics and space research center) e al CNES (French Space Agency) e prende deciso spunto dal lander Philae a bordo di Rosetta e rilasciato sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. L'alimentazione è fornita da una batteria da 220 Wh, non ricaricabile, che consente una durata di 12 ore. La struttura è in fibra di carbonio con protezione delle schede basata su un alloggiamento in alluminio rivestito da strato isolante. Gli strumenti di osservazione sono quattro: un microscopio infrarosso (MicrOmega), una fotocamera (CAM), un magnetometro (MAG) a tre assi e un radiometro (MARA). Contrariamente ai MINERVA, MASCOT è progettato per un solo salto finalizzato a modificare la posizione. La comunicazione con Hayabusa avviene tramite due antenne omnidirezionali. 

Hayabusa2, lander MASCOT. Crediti JAXA
Hayabusa2, lander MASCOT. Crediti JAXA

Ultimo aggiornamento del: 01/04/2020 23:16:19

Le operazioni

Lanciata il 3 dicembre 2014, la sonda Hayabusa2 è arrivata a metà 2018 su Ryugu iniziando le operazioni di discesa e rilasciando i lander. Immagini e dati della missione,alla ricerca della formazione del Sistema Solare

TIMELINE DELLA MISSIONE HAYABUSA 2

Il lancio di Hayabusa2 è avvenuto il 3 dicembre del 2014 alle ore 04:22 TU, dopo tre rinvii a partire dal 30 novembre dovuti a correnti troppo fredde e vento troppo intenso, sulla spinta di un H-IIA Launch Vehicle n°26 dal Tanegashima Space Center, per una missione progettuale che vede l'arrivo su Ryugu a metà 2018, una fase di orbite di circa un anno e mezzo e il ritorno sulla Terra alla fine del 2020 in Australia, dopo l'abbandono dell'asteroide previsto per la fine del 2019.

La fase di cruise ha previsto un giro intorno al Sole in un'orbita simile a quella terrestre prima di uno swing-by con il nostro pianeta avvenuto il giorno 3 dicembre 2015. Il passaggio ruba energia rotazionale alla Terra per un'apertura dell'orbita , che va a somigliare a quella dell'asteroide Ryugu. Per l'occasione, il motore a ioni è stato attivato per circa 12 ore in totale.  

Hayabusa2, il piano di volo. Crediti JAXA
Hayabusa2, il piano di volo. Crediti JAXA

Fly-By sulla Terra

Il 5 dicembre la sonda Hayabusa2 ha ripreso Terra e Luna attraverso la Optical Navigation Camera-Telephoto (ONC-T). L'immagine è stata ottenuta tramite tre filtri ottenendo un risultato a pseudo-colori. La distanza della sonda dalla Terra era di 3 milioni di chilometri al momento dello scatto.

Terra e Luna ripresi durante lo swing-by di Hayabusa-2. Crediti JAXA
Terra e Luna ripresi durante lo swing-by di Hayabusa-2. Crediti JAXA

Non da meno il time-lapse ottenuto con le immagini della sonda durante l'avvicinamento al nostro pianeta.

Avvicinamento della sonda Hayabusa-2 alla Terra. Crediti JAXA
Avvicinamento della sonda Hayabusa-2 alla Terra. Crediti JAXA

Durante il tragitto, le camere della sonda vengono testate anche su Marte e Giove. 

Marte ripreso dalla ONC-T di Hayabusa2 il 24 maggio 2016- Crediti JAXA
Marte ripreso dalla ONC-T di Hayabusa2 il 24 maggio 2016
Crediti JAXA
Giove ripreso dalla sonda Hayabusa2 tramite ONC-T. Crediti JAXA
Giove ripreso dalla sonda Hayabusa2 tramite ONC-T.
Crediti JAXA

L'arrivo a Ryugu e le operazioni

La prima immagine di Ryugu ottenuta da Hayabusa 2 il 26/02/2018 da 1.3 milioni di chilometri di distanza. Crediti JAXA
La prima immagine di Ryugu ottenuta da Hayabusa 2 il 26/02/2018 da 1.3 milioni di chilometri di distanza.
Crediti JAXA

L'asteroide viene raggiunto dopo diciotto mesi di viaggio ma durante l'avvicinamento Hayabusa2 ha ottenuto una serie di immagini del corpo celeste, sempre più dettagliate. Il 3 giugno 2018 Ryugu è stato ripreso da 26 mila chilometri di distanza, distanza scesa a 920 chilometri il giorno 13 giugno fino a osservare la rotazione in una serie di immagini ottenute tra 14 e 15 giugno. Il 17 giugno la sonda era a 240 chilometri da Ryugu fino ad arrivare al 27 giugno, giorno dell'incontro con l'asteroide.

 

Fase di avvicinamento all'asteroide Ryugu. Crediti JAXA
Fase di avvicinamento all'asteroide Ryugu. Crediti JAXA

Le prime immagini ottenute dalla sonda Hayabusa-2 servono a determinare al meglio le posizioni per gli sbarchi dei rover e per i campionamenti. Il luogo scelto per l'atterraggio sul piccolo asteroide è chiamato MA-9 e si trova nell'emisfero sud del corpo celeste . MA-9 sembra caratterizzata da una temperatura compresa tr -63 e +47°C con escursione termica dovuta all'alternarsi del giorno e della notte. 

MA9 sulla mappa di Ryugu. Crediti JAXA/Hayabusa2
I luoghi scelti per le analisi evidenziati sulla mappa di Ryugu. Crediti JAXA/Hayabusa2
 

Il giorno 11 settembre 2018 la sonda Hayabusa-2 è stata impegnata per una prima simulazione di atterraggio in vista di quella ufficiale prevista - e poi rimandata - a fine ottobre. La sonda sarebbe dovuta arrivare a soli 40 metri dalla superficie di Ryugu anche al fine di confermare la bontà dei luoghi di atterraggio selezionati ma la fase della missione è stata interrotta a 600 metri per un problema all'altimetro, a quanto pare ingannato dalla bassa albedo dell'asteroide. 

Il 21 settembre 2018 i primi due MINERVA, 1A e 1B contenuti all'interno dell'unità MINERVA II-1, vengono rilasciati dalla sonda Hayabusa sulla superficie dell'asteroide Ryugu. Per il rilascio, Hayabusa si è portata a una altezza di appena 55 metri sulla superficie del corpo celeste , con conferma della bontà dell'operazione giunta il giorno dopo a opera della JAXA. I due "jumper" hanno iniziato il loro movimento sull'asteroide trasmettendo, per la prima volta nella storia, immagini prese direttamente dalla superficie di un corpo celeste di questo tipo.

L'ombra della sonda Hayabusa sul suolo di Ryugu ripresa il 21 settembre. Crediti JAXA
L'ombra della sonda Hayabusa sul suolo di Ryugu ripresa il
21 settembre. Crediti JAXA
Il rilascio del lander Minerva ripreso dalla sonda Hayabusa, della quale si nota l'ombra sulla superficie di Ryugu. Crediti JAXA
Il rilascio del Minerva ripreso da Hayabusa, della quale si nota l'ombra sulla superficie di Ryugu.
Crediti JAXA

 

La superficie di Ryugu vista da un rover Minerva. Crediti JAXA
La superficie di Ryugu vista da un rover Minerva. Crediti JAXA
Immagine del 23 settembre 2018 ripresa dal Rover-1B. Crediti JAXA
Immagine del 23 settembre 2018 ripresa dal Rover-1B. Crediti JAXA

Le prime immagini dettagliate dell'asteroide pongono gli scienziati e gli addetti al volo di fronte a un problema non da poco: l'asteroide sembra una massa totalmente composta da sassi di varie dimensioni, un luogo davvero pericoloso per portare la sonda ad altezza zero. 

Il 3 ottobre 2018 è la volta di MASCOT: privo di qualsiasi forma di propulsione, il rover è andato in caduta libera di sei minuti fino alla superficie di Ryugu, sulla quale ha iniziato a muoversi attraverso l'uso del braccio oscillante guidato da motore elettrico. Il rover, tuttavia, è rimbalzato su un grande masso prima di rimanere su un lato. I tentativi autonomi di riposizionamento non sono andati a buon fire e così è intervenuto il ground segment comandando l'uso del braccio per ripristinare la posizione nominale. Dopo misurazioni ottenute in seguito a piccoli spostamenti, il rover è stato fatto "saltare" in maniera più decisa giungendo in una zona diversa per ulteriori analisi. L'ultimo contatto con Hayabusa-2 risale alle ore 21.04. Le operazioni previste sono state pianificate in un ciclo di tre giorni e due notti "asteroidali", con un ciclo giorno-notte che su Ryugu dura 7 ore e 36 minuti. L'operatività di MASCOT è andata oltre le previsioni, con una durata di diciassette ore effettive, contro le dodici programmate, prima di spegnersi. La missione si è compiuta con successo, portando a termine sia la fase di raccolta dati sia quella di invio delle informazioni alla sonda madre Hayabusa2.

La discesa di MASCOT immortalata dalla sonda madre Hayabusa-2. Crediti JAXA
La discesa di MASCOT immortalata dalla sonda madre Hayabusa-2. Crediti JAXA

Le analisi dei dati che sono seguite hanno consentito di risalire all'intero viaggio di MASCOT, ripreso dapprima dalle Optical Navigation Cameras (ONC) che ne hanno rilevato anche l'ombra e poi dedotto dai dati ottenuti e dalle immagini scattate dal rover stesso. Il sito visitato da MASCOT è stato ribattezzato in "Alice's Wonderland". 

La superficie di Ryugu ripresa da MASCOT: una superficie priva di polvere. Crediti JAXA
La superficie di Ryugu ripresa da MASCOT: una superficie priva di polvere. Crediti JAXA
La superficie di Ryugu ripresa da Mascot. Crediti Mascot/JAXA/Hayabusa2
La superficie di Ryugu ripresa da Mascot. Crediti Mascot/JAXA/Hayabusa2

Il primo prelevamento di campioni dalla superficie, quindi, previsto tra ottobre e novembre 2018, viene posticipato in seguito all'analisi delle immagini ottenute dai rover, analisi che hanno mostrato una superficie troppo frastagliata e quindi a rischio di fallimento per l'operazione dovuto a eventuali impatti con la superficie della sonda madre o dei suoi pannelli solari.  

Il 15 ottobre 2018 alle ore 15.44 italiane la sonda Hayabusa2 si è comunque portata a 22,3 metri dall'asteroide riuscendo a portare a casa immagini ad altissima risoluzione della superficie del corpo celeste. Una risoluzione di 4.6 mm/pixel che consente di distinguere rocce fino a 2/3 centimetri di diametro. 
La superficie appare priva di regolite e presenta elementi di diversa colorazione, forse indicante una composizione chimica differente. 

Superficie di Ryugu ripresa a ottobre 2018 da Hayabusa2. Crediti JAXA/Hayabusa2/OMC-T
Superficie di Ryugu ripresa a ottobre 2018 da Hayabusa2. Crediti JAXA/Hayabusa2/OMC-T
Immagine della superficie di Ryugu ottenuta dalla camera finanziata tramite raccolta fondi.
Immagine della superficie di Ryugu ottenuta dalla Small Monitor Camera (Cam-H), installata sul fondo della sonda Hayabusa2 e finanziata tramite raccolta fondi di cittadini. Le immagini montate sono state ottenute il 25 ottobre 2018 da 21 metri di altitudine. Crediti JAXA

Il 13 dicembre 2018 la JAXA conferma come tra le oltre duecento immagini di Ryugu ottenute dai piccoli rover rilasciati (alla data inattivi, probabilmente in ombra ma ancora in grado di rispondere ai segnali), non esista neanche un'area abbastanza liscia nella quale effettuare il touchdown previsto per inizio 2019. Le immagini mostrano infatti una superficie rocciosa altamente difficoltosa per il campionamento del materiale da riportare a Terra, il che porta gli scienziati a decidere se e quando effettuare un altro avvicinamento di prova. Il lotto delle zone papabili è stato comunque ridotto di molto. La superficie sembra molto simile a quella di Bennu, target della missione Osiris-REx.

Tra novembre e dicembre 2018 l'asteroide Ryugu è stato in congiunzione con il Sole , il che ha spinto ancora più in là la data di campionamento facendola slittare da gennaio a febbraio 2019. Dopo una difficile scelta, infatti, la JAXA fissa per il 21 febbraio 2019, ore 8 circa locali e comunque poco dopo la mezzanotte del 22 in Italia, il touchdown della sonda con la superficie di Ryugu, confermando di aver stabilito il punto preciso e la modalità di avvicinamento, un punto chiamato L08-E1 e posto nella fascia equatoriale dell'asteroide. Si tratta di un'area di sei metri, circolare, tra i crateri Kintaro e Brabo.

Immagine del 21 settembre 2018 scattata da 64 metri di altezza da Hayabusa2, divulgata il 27 settembre dalla JAXA
Immagine del 21 settembre 2018 scattata da 64 metri di altezza da Hayabusa2,
divulgata il 27 settembre dalla JAXA

Il touchdown è avvenuto alle ore italiane 00.15 del 22 febbraio 2019, quindi, e si è concretizzato - come da programma - in un prelievo di materiale della durata di un secondo appena, con una operazione che ha visto l'avvicinamento, la perforazione del suolo tramite un proiettile di tantalio e la cattura di polveri e detriti dalla nube sollevata, incanalando il materiale attraverso un tubo collegato a una camera di 25 centimetri cubici di volume. La JAXA ha mandato in onda due ore di diretta a cavallo del momento, interrompendo però le immagini 48 minuti prima del touchdown per spostare l'antenna ad alto guadagno e assumere l'assetto corretto. Le informazioni sull'andamento dell'operazione sono arrivate quindi soltanto dall'effetto Doppler del segnale proveniente dalla antenna a basso guadagno. In caso di anomalie, la sonda era comunque programmata per interrompere l'operazione e sollevarsi di nuovo.  

La sonda ha invece ripreso a parlare con l'antenna ad alto guadagno sette minuti dopo il touchdown confermando il perfetto esito dell'operazione. "Touchdown ideale nelle migliori condizioni" ha detto la JAXA per voce del Mission Manager Makoto Yoshikawa.

Il luogo di atterraggio ripreso prima e dopo il touchdown. Crediti JAXA
Il luogo di atterraggio ripreso prima e dopo il touchdown. Crediti JAXA

L'immagine in alto rappresenta il luogo di atterraggio ripreso da 25 metri di distanza dalla camera ONC-W1 durante la fase di risalita dopo il touchdown. L'ombra della sonda è evidente, ma sono visibili anche altri dettagli. Il punto bianco è uno dei cinque target marker, utilizzato come riferimento artificiale per puntare al meglio la zona di destinazione. Nel riquadro in basso a sinistra la scena è ripresa in fase di discesa, con il cerchio viola a indicare l'area di destinazione. La differente colorazione del suolo tra le due immagini è dovuta proprio all'operazione di touchdown, forse per il materiale sollevato o forse per il proiettile di tantalio.

Fasi del secondo campionamento. Crediti JAXA
Fasi del secondo campionamento. Crediti JAXA

A fronte delle difficoltà di selezionare idonei luoghi di campionamento, la seconda operazione di questo tipo è stata annullata anche perché il quantitativo ottenuto durante la prima è stato giudicato sufficiente. Prossimo obiettivo, quindi, diventa la raccolta di materiale da un cratere da impatto artificialmente creato dal dispositivo SCI. Dopo un tentativo fallito a metà mese (dovuto probabilmente a rumore sui segnali), il 30 maggio 2019 la sonda ha posizionato sulla superficie di Ryugu il secondo indicatore riflettente che guiderà verso un altro prelevamento di campione. La sonda ha posizionato la sfera da 10 metri di altezza sulla superficie, nei pressi del cratere artificiale. Spetta agli scienziati di missione stabilire, ora, se effettuare il campionamento. Il 5 aprile 2019 SCI, composto da un proiettile di rame e una carica esplosiva, è stato posizionato a circa 500 metri di altezza. La sonda è "fuggita" dalla parte opposta per evitare di essere investita da detriti mentre il proiettile è stato sparato verso la superficie a 2 chilometri al secondo, una manovra prudenziale anche se il proiettile era programmato per esplodere dopo 40 minuti. La camera di Hayabusa2 ha continuato a riprendere la zona durante il rapido allontanamento. Dopo due settimane di attesa, necessarie a far depositare la nube di detriti, Hayabusa è tornata sul luogo di impatto scendendo fino a prelevare materiale il giorno 11 luglio del 2019: materiale proveniente dagli strati più interni di Ryugu e fino ad allora mai esposti alla radiazione solare. La zona del prelievo di materiale si trova a soli venti metri dal cratere artificiale generato dallo Small Carry-on Impactor, un'area (C09-Cb) di tre metri e mezzo. Ciò che ha destato stupore è stata l'entità del cratere scavato dal proiettile, indice di una densità decisamente inferiore alle attese, e il comportamento della regolite, del tutto simile a quello della sabbia e quindi indice di una dominanza assoluta della gravità rispetto alle proprietà proprie del terreno.

Il proiettile sganciato il 5 aprile osservato da Hayabusa2 in allontanamento. Crediti JAXA
Il proiettile sganciato il 5 aprile osservato da Hayabusa2 in allontanamento. Crediti JAXA

Il 4 ottobre 2019 la JAXA dichiara il rilascio dell'ultimo MINERVA sulla superficie di Ryugu, atto finale della missione prima del ritorno sulla Terra. Il rover è il Minerva II2, impegnato in una lenta e lunga discesa prima di toccare il suolo di Ryugu. A compimento del lavoro, alla sonda non resta che lasciare la propria orbita per fare ritorno sulla Terra e depositare il campione raccolto e il viaggio di ritorno è iniziato mercoledì 13 novembre 2019, con arrivo previsto entro la fine del 2020. Il 18 novembre la sonda si porta a 65 chilometri dall'asteroide mentre a inizio dicembre l'accensione dei motori determina il direzionamento verso la Terra. A fronte dei tre anni e mezzo dell'andata, nel tragitto di ritorno Ryugu e Terra saranno nettamente più vicini. Il 19 agosto la JAXA comunica che i campioni verranno rilasciati in Australia, con rilascio dell'Authorisation of Returb of Return of Overseas-Launched Space Objects rilasciata dal governo australiano in data 6 agosto 2020. La data di atterraggio della capsula è prevista per il 6 dicembre 2020 nell'area Proibita di Woomera, zona militare al centro dell'Australia meridionale, nel deserto. 

Schema del rientro dei campioni di Ryugu. Crediti JAXA
Schema del rientro dei campioni di Ryugu. Crediti JAXA

Rilasciati i campioni, la sonda resterà nello spazio e se le condizioni lo consentiranno potrà visitare un altro corpo celeste, anche se ad oggi non esistono programmi concreti.

Il rilascio di MINERVA-II ripreso dalla sonda madre il 2 ottobre 2019. Crediti JAXA
Il rilascio di MINERVA-II ripreso dalla sonda madre il 2 ottobre 2019. Crediti JAXA

A settembre 2020 la JAXA comunica il nome del prossimo target della sonda Hayabusa2: si tratta dell'asteroide 1998KY26, il quale verrà raggiunto a Luglio 2031 tra Terra e Marte. Grande circa 30 metri di diametro e in rotazione rapida, con un giro ogni dieci minuti, farà segnare il record di dimensione. 

Ultimo aggiornamento del: 21/09/2020 17:34:18