Una introduzione
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Una introduzione

L'idea che potremmo non essere soli nell'Universo non è solo attuale. Questa idea non è legata alla disponibilità di sofisticate strumentazioni di osservazione del cielo, né alle recenti conquiste dello spazio, ma era presente già nelle antiche civiltà e probabilmente persino nell'uomo primitivo. Una guida alla ricerca delle forme intelligenti di vita nell'universo.

Premessa

La struttura della relazione e i suoi obiettivi. Cinque capitoli suddivisi in paragrafi e sottoparagrafi, curati da Roberto Boccardo, per andare alla scoperta di possibili forme di vita intelligenti nell'universo.

Questa relazione è strutturata come una conferenza ed è sviluppata con l'ausilio di numerose immagini ognuna delle quali è corredata da una essenziale didascalia. In alcuni casi, quando necessario, vi è la possibilità di integrare le descrizioni fornite con una "Nota di approfondimento" raggiungibile tramite un link.

La relazione è articolata in cinque capitoli suddivisi in paragrafi e sotto paragrafi, ognuno dei quali è accessibile partendo dall'indice generale affinché il lettore possa raggiungere direttamente l'argomento che maggiormente lo interessa. Tuttavia anche la scelta di limitare la lettura al solo contenuto delle didascalie, senza visionare le note di approfondimento, consente al lettore di ricevere risposte esaurienti alle cinque domande che costituiscono i titoli dei cinque capitoli in cui è suddivisa la relazione:

  1. Perchè c’è vita sulla Terra?
  2. C’è altra vita nell’Universo?
  3. C’è altra vita intelligente?
  4. Ci sono altre civiltà tecnologiche?
  5. Entreremo in contatto con loro?

Introduzione

Crediti Michael Shainblum
Crediti Michael Shainblum

Foto 001 - Nell’ammirare il cielo stellato ognuno di noi, e con noi le generazioni che ci hanno preceduto, hanno provato emozioni, formulato pensieri e si sono poste le più disparate domande. La letteratura è ricchissima di citazioni, aforismi e frasi celebri.

Tra questi ne riportiamo qui di seguito alcuni, i più aderenti al tema trattato:

  • Da Contact di Carl Sagan L'Universo è un posto molto vasto, è più grande di ogni cosa che chiunque abbia mai immaginato finora. Se ci fossimo solo noi, sarebbe uno spreco di spazio... giusto?
  • Margherita Hack "Nella nostra Galassia ci sono quattrocento miliardi di stelle, e nell’Universo ci sono più di cento miliardi di galassie. Pensare di essere unici è molto improbabile"
  • Seth Shostak SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) " Incontreremo gli extraterrestri entro il 2040"
  • Enrico Fermi Se l'universo brulica di alieni... dove sono tutti quanti?
  • Blaise Pascal L’eterno silenzio di questi spazi infiniti mi spaventa
  • Arthur C. ClarkeEsistono due possibilità: siamo soli nell’Universo, oppure no. Entrambe le alternative sono terrificanti
  • Stephen Jay Gould "Il numero abbinato alla nostra specie è stato estratto in una grande e irripetibile lotteria. Ce ne fosse stata un’altra di tombola cosmica, con ogni probabilità sarebbe uscito un altro numero e non necessariamente abbinato a una specie vivente capace di riconoscere se stessa e di indagare l’ambiente che la circonda"
  • Jacques Monod La comparsa dell’uomo sulla Terra è un evento estremamente improbabile in natura, forse unico e irripetibile nel cosmo"
  • Telmo Pievani "Homo sapiens: la vita inaspettata. Il fascino di un'evoluzione che non ci aveva previsto"
  • Albert Einstein La cosa più incomprensibile dell’Universo è che esso sia comprensibile
  • Victor Weisskopf Homo sapiens: l’occhio con cui l’Universo ha imparato a osservare se stesso
  • Carl Sagan Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle”.

Queste diversificate opinioni possono essere ricondotte essenzialmente a due idee diverse dell'Universo. Quella che fa capo ai sostenitori del Principio di mediocrità, favorevoli all'idea dell'esistenza di molte altre civiltà extraterrestri, sia nella nostra galassia che nell'intero Universo, e ai sostenitori dell'Ipotesi della rarità della Terra, favorevoli invece all'idea che le probabilità dell'esistenza di altre civiltà extraterrestri siano estremamente basse. Queste posizione verranno trattate diffusamente ai punti 3.1.1 e 3.1.2.

Alcune delle frasi sopra esposte le ritroveremo e le commenteremo, insieme ad altre, nella parte finale, al Capitolo 5.

NOTA DI APPROFONDIMENTO: l'idea dell'esistenza di altri mondi nella storia dell'Uomo.
L'idea che potremmo non essere soli nell'Universo non è solo attuale. Questa idea non è legata alla disponibilità di sofisticate strumentazioni di osservazione del cielo, né alle recenti conquiste dello spazio, ma era presente già nelle antiche civiltà e probabilmente persino nell'uomo primitivo.
Gli antichi avevano ideato un modello di Universo ben diverso da quello che ha prodotto la scienza moderna e quindi non potevano ipotizzare luoghi adatti alla vita come li concepiamo noi oggi. I pianeti con la loro luminosità, fissità del fascio luminoso e libertà di movimento rispetto alle stelle erano stati elevati a divinità. Giove così alto, luminoso e ben visibile nel cielo notturno, è stato oggetto di numerosi culti religiosi da parte delle civiltà antiche, per prime le civiltà mesopotamiche. Per i Babilonesi, il pianeta rappresentava Marduk, il primo fra gli dei e il creatore dell'uomo. Così è stato per i greci Zeus, per i romani Iuppiter, per le popolazioni germaniche Ziu e per quelle nordiche Thor.
Alcuni filosofi dell'antica Grecia considerarono l'esistenza di altri mondi un concetto razionale strettamente legato alla teoria atomistica della materia. Secondo questa teoria, inizialmente proposta da Leucippo e da Democrito, il mondo sarebbe formato di atomi che si muovono disordinatamente nel vuoto. Poiché il numero degli atomi è infinito ed infinite sono le loro possibilità di aggregazione, non esisterebbe alcun impedimento alla formazione di altri mondi, né alla presenza, su questi, di altre forme viventi. Questa idea, tutto sommato, è molto simile a quella che spinge alcuni scienziati del nostro tempo alla ricerca di forme di vita extraterrestre. Essi affermano infatti che, data l'abbondanza della materia e l'uniformità della natura, i processi naturali che hanno portato alla formazione del sistema solare e del nostro pianeta dovrebbero ripetersi altrove e la vita dovrebbe emergere anche su quei mondi lontani, qualora si verificassero le stesse condizioni che si sono realizzate sulla Terra (vedi il citato Principio di mediocrità).
In tempi più recenti l'idea di vita extraterrestre torna ad affiorare, ma sotto altre forme. Dopo la fine del geocentrismo tolemaico, Giordano Bruno parla dell'infinità dei mondi abitati, e per questa convinzione finirà al rogo dopo aver subito un processo per eresia dall'autorità ecclesiastica.
Pochi anni più tardi, Galilei puntò il suo cannocchiale sulla Luna e la vide disseminata di montagne e pianure, come la Terra. Galilei non credeva nella pluralità dei mondi abitati, tuttavia le sue osservazioni fecero nascere in molti il dubbio che anche sulla Luna vi potessero essere organismi viventi.
Altri grandi scienziati come Christiaan Huygens, Isaac Newton e William Herschel ritenevano verosimile che la vita si fosse potuta sviluppare anche su quei mondi lontani che nel frattempo telescopi sempre più potenti andavano scoprendo.
Alla fine dell'Ottocento, l'italiano Giovanni Virginio Schiaparelli osservò delle linee scure sulla superficie di Marte che chiamò "canali". La parola venne tradotta in inglese con "canals" che significa sì canali, ma canali artificiali, mentre il termine corretto sarebbe dovuto essere "channels". Ciò trasse in errore il mondo anglosassone che pensò a canali costruiti da esseri intelligenti. Più tardi, l'astronomo francese Camille Flammarion e soprattutto l'americano Percival Lowell, non ebbero alcun dubbio sulla natura di quelle striature osservabili con difficoltà al telescopio: esse erano canali costruiti da esseri intelligenti per fini pratici. Oggi sappiamo che i canali osservati su Marte erano semplici apparenze dovute all'allineamento casuale di montagne o a giochi d'ombre; i marziani non c'entrano.
In tempi recenti, dopo lo sviluppo della radioastronomia e dell'esplorazione spaziale, il problema dell'esistenza di forme di vita extraterrestri è stato riproposto su basi meno fantasiose ma, nello stesso tempo, con maggior vigore. Nasce una nuova scienza, l'Esobiologia o Astrobiologia, che si occupa in modo specifico delle possibilità e delle condizioni di vita in ambienti alieni, cioè non terrestri.


Ultimo aggiornamento del: 29/12/2018 12:48:47

La scienza e il metodo scientifico

Le scienze naturali, la loro natura e i loro metodi di indagine come base per lo studio. La ricerca scientifica da Galileo Galilei al creazionismo.

Poiché ci proponiamo di affrontare il tema relativo alla presenza della vita nel Cosmo in termini rigorosamente scientifici è opportuno definire che cosa sia la scienza (o, più esattamente, le "scienze naturali"), specificandone la natura, i metodi di indagine e i fini che si prefigge.
La ricerca scientifica opera secondo criteri che vennero indicati, nelle loro linee essenziali, quattrocento anni fa da Galilei: essi hanno prodotto finora ottimi risultati e oggi sono pienamente accettati dalla comunità scientifica.
I criteri indicati da Galilei impongono che l'indagine sui fenomeni naturali inizi sempre dall'osservazione attenta e scrupolosa della realtà sulla quale lo scienziato è tenuto ad eseguire delle misurazioni. Queste misurazioni producono i cosiddetti dati sperimentali che costituiscono la materia prima per il lavoro successivo. Se non ci sono i dati, o se questi sono scarsi e di cattiva qualità, non si fa scienza. Questa, per l’argomento che stiamo trattando, è una premessa molto importante.
Dopo aver raccolto i dati, e dopo averli sistemati organicamente all'interno di equazioni matematiche che prendono il nome di leggi, bisogna interpretarli. L'interpretazione dei dati sperimentali si fa attraverso la formulazione di ipotesi le quali, in pratica, non sono altro che idee e, come tutte le idee, possono essere buone o cattive, giuste o sbagliate. Per stabilire il pregio di un'ipotesi, la si sottopone alla prova dei fatti. Se l'ipotesi mostra di non essere in contraddizione con le leggi fondamentali di natura essa assume un significato più vasto ed è promossa a dignità di teoria o di ipotesi più sicura. Anche la teoria, tuttavia, per quanto capace di fornire una spiegazione soddisfacente dei fenomeni naturali noti, poiché è e rimane anch'essa un'idea, può sempre venire abbandonata o modificata. Il corpo delle conoscenze scientifiche non è quindi qualche cosa di statico, di acquisito una volta per sempre, ma un prodotto dinamico, in continuo rifacimento.

E' bene allora ricordare che nel mondo della scienza non esiste un'autorità indiscussa, e nessuno è chiamato a fare atto di umiltà e di fiducia per credere ciecamente in quello che dice lo scienziato più bravo o più famoso del momento. Le verifiche delle teorie scientifiche devono poter essere avvallate da chiunque lo desideri e senza far ricorso a condizioni eccezionali. Per esempio, un fenomeno che si verificasse solo in assenza di altre persone che guardano, oppure facendo ricorso ad abilità che solo pochissimi possiedono, non può essere preso in considerazione dalla scienza. Questo è il motivo per il quale le verità scientifiche sono "migliori", ovvero più affidabili, delle altre: esse sono patrimonio di tutti e tutti le possono verificare.

Se volessimo esprimere questi concetti in modo estremamente sintetico potremmo dire che un esperimento si eleva a dignità scientifica quando esso possiede due requisiti: essere dimostrabile ed essere riproducibile.

Con questo non si vuol dire che la scienza sia superiore a qualsiasi altra attività umana, ma semplicemente che, per fare scienza, bisogna rispettare alcune regole precise e ormai ben consolidate. Esistono tante altre attività dell'uomo, ad esempio di tipo morale, religioso, artistico o politico molto importanti per la sua vita sociale e spirituale, ma non rientrano nella sfera dell'attività scientifica. Ne possono scaturire discorsi interessanti e profondi, ma non sono discorsi scientifici.

Le domande sulla vita
Le domande sulla vita.

Foto 002 - Tra le molte domande che ognuno di noi si può porre ammirando il cielo stellato ne abbiamo scelto dieci. Le prime cinque hanno fornito i titoli dei cinque capitoli in cui è divisa questa relazione, le ultime cinque verranno trattate nelle considerazioni finali al Capitolo 5.

  1. Perché c’è vita sulla Terra?
  2. C’è altra vita nell’Universo?
  3. C’è altra vita intelligente?
  4. Ci sono altre civiltà tecnologiche?
  5. Entreremo in contatto con loro?
  6. Quanto è grande l’universo?
  7. Quante stelle ci sono in cielo?
  8. L’universo è sempre esistito?
  9. Cosa ci faccio io qui?
  10. Dove finirò?
Crediti Luca Concas
Crediti Luca Concas

Foto 003 -  Talvolta il luogo da cui si osserva il cielo può influenzare i pensieri e le domande. Questa è una foto per gli amanti della montagna, dell’astronomia, dell’astrofotografia, della natura in generale e del bello. 

Lo scatto, eseguito in Alto Adige al Rifugio Locatelli, situato a 2.450 m s.l.m , ha come sfondo le Tre Cime di Lavaredo composte, come tutte le formazioni rocciose sedimentarie delle Dolomiti, in prevalenza da coralli, conchiglie e alghe fossili vissuti milioni di anni fa su fondali marini dal clima tropicale. 

Questa immagine ci ricorda che la geologia rappresenta la continuità tra la cosmologia e la vita sulla Terra come noi la conosciamo: dall’immensa nube di idrogeno e di elio formatasi miliardi di anni fa col Big Bang, si è passati alla formazione delle stelle e delle galassie, all’esplosione delle supernove, preziosissime “fabbriche” di tutti gli elementi esistenti in natura, all’origine dei pianeti, alla formazione dei mari, della crosta terrestre e delle montagne, alla nascita della vita fino alla comparsa dell’Homo sapiens che ora ammira il firmamento progettandone l’esplorazione e la conquista.”

Ora ci soffermiamo ancora su questa immagine per fare alcune considerazioni. I due edifici in primo piano, uno religioso ed uno ad uso civile, raffigurano plasticamente due modi interpretare l’Universo spesso in forte contrasto tra loro in misura maggiore o minore a seconda dei periodi storici. Uno di questi due modi è il pensiero scientifico, l’altro è il pensiero filosofico o religioso. Dopo periodi a dir poco difficili (ricordiamo le vicende di Giordano Bruno e di Galileo Galilei), in questi ultimi decenni le posizioni della chiesa cattolica e della scienza si sono molto avvicinate e ciò è documentato da posizioni ufficiali, sottoscritte anche da Papa Francesco e dal precedente Benedetto XXVI prese sull’origine ed evoluzione dell’Universo e sul Neodarwinismo. Vi sono due istituzioni come la Pontificia Accademia delle Scienze e la Specola Vaticana che sono su posizioni basate su evidenze scientifiche.

Vi sono tuttavia quattro punti su cui la Chiesa dà una sua autonoma valutazione:

  • cosa ha dato inizio al Big Bang,
  • cosa ha dato origine alla vita,
  • se l’Uomo ha un’anima
  • cosa succede ad essa dopo la morte.

Su tutto il resto c’è uniformità di vedute. E solo di questo noi tratteremo. Parleremo solo della parte scientifica del tema.

NOTA DI APPROFONDIMENTO: Intelligent Design, Creazionismo Evolutivo, Creazionismo, Creazionismo non religioso.

L'INTELLIGENT DESIGN

Diversa è la posizione di altre confessioni religiose, anche in Occidente, rappresentate da alcune chiese evangeliche americane. Esse sostengo quello che è stato chiamato “Intelligent Design” o progetto intelligente. Il progetto intelligente, altrimenti noto come creazionismo scientifico, ma da non confondere con il creazionismo evolutivo è la corrente di pensiero secondo la quale «alcune caratteristiche dell'universo e delle cose viventi sono spiegabili meglio attraverso una causa intelligente, che non attraverso un processo non pilotato come la selezione naturale».
Secondo la comunità scientifica internazionale il disegno intelligente non è scienza. Per esempio, l'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti ha affermato che il disegno intelligente, e altre posizioni sull'intervento di forze soprannaturali nell'origine della vita, non sono scienza, perché non possono essere provate con esperimenti scientifici, non fanno predizioni e non propongono nuove ipotesi proprie. Analogamente, l'American Association for the Advancement of Science e la National Science Teachers Association hanno definito il disegno intelligente una pseudoscienza.

Il CREAZIONISMO EVOLUTIVO

Il creazionismo evolutivo o evoluzionismo teista, riconosce senza eccezioni sia il metodo scientifico che le scoperte della scienza moderna. Al tempo stesso riconosce l'assoluta razionalità e plausibilità del credere nel Dio cristiano.
L'Universo ed il mondo naturale vanno quindi letti con i metodi scientifici, unici deputati a capire veramente la realtà del mondo fisico che ci circonda.

IL CREAZIONISMO

Il creazionismo, in una prospettiva scientifica, è la credenza che l'Universo, la Terra e tutti gli organismi viventi originano da atti specifici di creazione divina, come riportato nella Bibbia, e non da processi naturali come l'evoluzione.

Nell'ambito del creazionismo vanno distinte posizioni molto differenti tra loro:

Creazionismo della Terra giovane

La posizione più radicale è quella che oggi viene chiamata creazionismo della Terra giovane (dall'inglese Young Earth Creationism). Il creazionismo della Terra giovane costituisce il pensiero creazionista cronologicamente più antico la cui origine risale ai Padri della Chiesa ed ai primi dibattiti contro gli scritti degli scienziati che affrontavano il problema della origine della Terra e delle forme viventi alla luce delle scoperte che venivano effettuate durante lo sviluppo delle scienze naturalistiche a partire dal XVIII secolo.
I suoi sostenitori, dando un'interpretazione pressoché letterale della Bibbia, affermano che la Terra abbia tra i 6.000 e i 10.000 anni di età e respingono le conclusioni della fisica moderna, dell'astronomia, della chimica, della geologia e ogni palese evidenza scientifica e logica. Secondo James Ussher, vescovo anglicano del XVII secolo, la data della creazione fu precisamente il 23 ottobre 4004 a.C. a mezzogiorno. Poiché rifiutano ogni spiegazione scientifica relativa all'età della Terra, postulano una serie di meccanismi catastrofici come la causa della maggior parte delle caratteristiche geologiche del mondo. Il Diluvio di Noè, per esempio, è presumibilmente responsabile per la creazione del Grand Canyon.
Questi creazionisti interpretano diversamente dai naturalisti i risultati delle datazioni che sono incompatibili con la presunta datazione biblica: oltre alla teoria dell'evoluzione, rigettano quindi la datazione geologica delle rocce e dei fossili, in base alla quale la Terra e le più antiche forme di vita risalgono a miliardi di anni fa. Ad esempio per quanto concerne il Carbonio 14, la presenza minima di questa sostanza (che diminuisce costantemente durante l'invecchiamento di un reperto organico, a seguito del decadimento radioattivo di questo isotopo) non viene interpretata come l'indicazione di grande antichità di un fossile, ma come la presenza di contenuti di C14 molto bassi nell'atmosfera terrestre precedente al diluvio universale.
Nel 1857 P. Gosse, un creazionista della Terra giovane, spiegò nella sua opera "Omphalos" l'esistenza dei fossili affermando che sono stati creati da Dio perché un mondo completo richiede tracce di una storia precedente. Altri sostengono che anche i dinosauri o almeno le loro uova, viste le dimensioni relative dell'arca, sarebbero saliti sull'Arca di Noè e si sarebbero estinti in seguito.

Creazionismo della Terra vecchia

I sostenitori del creazionismo della Terra vecchia (dall'inglese Old Earth Creationism) accettano le scoperte della geologia ma rigettano l'evoluzione, affermando che tutte le specie viventi, incluso l'uomo, sono state create originariamente da Dio. Questa teoria assume diverse sfaccettature a seconda di come cerca di conciliare la descrizione biblica della genesi con la scienza.

IL CREAZIONISMO NON RELIGIOSO

Alcuni attribuiscono la creazione della vita sulla Terra non ad un'entità divina, ma all'intervento di una civiltà extraterrestre: spiccano i sostenitori della panspermia diretta, propugnata da Francis Crick (Nobel per la scoperta del DNA), ma esistono anche sostenitori di teorie molto più azzardate, introdotte da Zecharia Sitchin, da Erich von Däniken e da Claude Vorilhon, fondatore del movimento raeliano.


Ultimo aggiornamento del: 29/12/2018 12:44:01

Equazione di Drake

L'equazione di Drake è nota anche come equazione o formula di Green Bank, è una formula matematica utilizzata per stimare il numero di civiltà extraterrestri esistenti nella nostra Galassia, in grado di comunicare.

Equazione di Drake
Equazione di Drake

Foto 004 - L'equazione di Drake è nota anche come equazione o formula di Green Bank (nome derivato dal luogo in cui si è tenuta la riunione tra scienziati avvenuto presso l’Osservatorio Astronomico Nazionale National Radio Astronomy Observatory di Green Bank, nel West Virginia).
E’ una formula matematica utilizzata per stimare il numero di civiltà extraterrestri esistenti nella nostra Galassia, in grado di comunicare. Venne formulata nel 1961 dall'astronomo e astrofisico statunitense Frank Drake, ed è usata nei campi dell'astrobiologia e della ricerca di forme di vita intelligente extraterrestri.

NOTA DI APPROFONDIMENTO
L'equazione di Drake è sempre stata ritenuta uno strumento utile per capire, per ragionare e meno per calcolare poiché i fattori che la compongono sono stati a lungo di non facile determinazione. Negli ultimi anni, con il progredire delle conoscenze nelle varie scienze e discipline: cosmologia, astronomia, astrofisica , geologia planetaria, biologia, astrobiologia, paleontologia, evoluzionismo, statistica, informatica etc. possiamo dire che il valore di alcuni fattori può essere attribuito con un maggiore e ragionevole grado di attendibilità.
Vediamo il primo fattore della moltiplicazione. Può non risultare a prima vista comprensibile il fatto che nell'equazione compaia il fattore R inteso come numero di nuove stelle che ogni anno nascono nella Galassia. Più di una persona avrà pensato ad un errore di battitura e avrà ritenuto che sarebbe stato più ragionevole mettere come valore il numero totale delle stelle nella Galassia. Invece è corretto così. Infatti il prodotto dei primi sei fattori (escluso cioè L) dà il numero di civiltà extraterrestri che nascono ogni anno; moltiplicando poi tale numero per la loro durata si ottiene il numero di tali civiltà esistenti in un momento qualsiasi. Ad esempio, se risultasse che si formano in media 0,01 civiltà all'anno e ciascuna durasse in media 10.000 anni, allora in ogni momento nella Galassia ne esisterebbero in media 100. Significa anche che, con il citato tasso di nascita uguale a 0,01 , ogni 100 anni muore una civiltà, nel contempo ne nasce una nuova e la somma è sempre 100.

Inoltre la distribuzione casuale all’interno della Galassia dei pianeti che ospitano eventuali civiltà e le grandi distanze tra loro fanno si che sia possibile non ancora comunicare con pianeti abitati ma lontani, mentre possiamo invece ricevere ora qui segnali inviati da pianeti lontani che hanno ospitato civiltà ormai estinte. Statisticamente il totale delle civiltà estinte o meno con le quali possiamo comunicare risulta sempre 100.

Se contassimo tutte le stelle esistenti invece, avremmo un numero enormemente maggiore che però equivarrebbe a tutte le civiltà che sono sorte da quando è nata la Galassia (circa 13 miliardi di anni o 10 miliardi secondo alcuni) e che nasceranno nelle prossime decine o centinaia di miliardi di anni (pensiamo alla lunga vita delle nane rosse). Dovremo fare in questo caso una laboriosa e drastica riduzione dei candidati ed il risultato sarebbe simile a quello ottenuto con il calcolo descritto precedentemente.


Torniamo alla nostra equazione.

  • I primi tre fattori riguardano argomenti prevalentemente di tipo astrofisico.
  • Il quarto e il quinto sono di tipo prevalentemente biologico.
  • Gli ultimi due sono di tipo storico scientifico ambientale economico e culturale.
  • I fattori indicati con la F indicano una frazione e quindi si collocano tra 1 e 0 e tendono solo a ridurre il valore di N o a lasciarlo invariato. I restanti fattori possono anche aumentare tale valore.
Evoluzione della Equazione di Drake
Evoluzione della Equazione di Drake

Foto 005 - Ci sono stati vari tentativi per modificare ed adeguare l’equazione di Drake alle nuove conoscenze. Tra questi Claudio Maccone che qui vediamo. 

E' considerata una versione evoluta dell'equazione di Drake (CDE Classical Drake Equation): la Statistical Drake Equation (SDE) è una formula proposta dall'astronomo italiano nella quale il primo fattore è il numero totale stimato di stelle nella nostra Galassia e viene a mancare il fattore relativo alla durata della civiltà. Si basa su complessi calcoli statistici che riducono il numero di stelle iniziale.

Equazione di Drake modificata da S. Jaki
Equazione di Drake modificata da S. Jaki

Foto 006 - Versione modificata da Stanley Jaki astronomo ungherese nella quale vengono inseriti due nuovi fattori: quello relativo alla presenza nel sistema solare di un pianeta gigante di massa gioviana e la dotazione di un satellite naturale con massa comparabile con quella lunare. Le ragioni dell'introduzione di questi fattori di moltiplicazione verranno descritte al punto 2.7.

Versione dell'equazione di Drake modificata da Ward e Brownlee
Versione dell'equazione di Drake modificata da Ward e Brownlee

Foto 007 - Versione modificata da Ward e Brownlee sostenitori dell' Ipotesi della rarità della Terra che verrà trattata al punto 3.2.1

Torniamo ora alla formula originale di Drake. Vedremo poi nel dettaglio al punto 5.1 quali valori assegnare ai primi 4 fattori. Un fattore molto importante è Fi e che è necessario approfondire. Questo fattore è determinato da un numero elevatissimo di variabili che andremo ad analizzare. Gran parte della relazione si concentrerà su questo fattore e sulle variabili in esso racchiuse. Prima di approfondirle ed analizzarle, sarebbe interessante se ora ogni lettore formulasse una propria provvisoria valutazione e si segnasse un valore tra 1 e 0 per confrontarlo poi con il valore che scaturirà alla fine. Sarebbe molto interessante conoscere le differenti valutazioni relative alla frazione o (se si preferisce) alla percentuale di pianeti nei quali si ritiene che, dopo che si è sviluppata una qualche forma di vita, questa poi si evolverà, con tutto il tempo necessario, in forme di vita intelligenti paragonabili a quella umana o superiori. In pratica se si ritiene che la comparsa di forme intelligenti sia un naturale sbocco del processo evolutivo da forme più semplici, si può indicare 1. In tal caso le probabilità che esistano altre forme di vita nella nostra galassia e nell'Universo saranno altissime. Altrimenti si assegna un valore più basso e quanto più basso? E' questo valore che cercheremo di individuare. Se tale valore risultasse estremamente basso, tendente a zero, significherà con tutta probabilità che risulteremo soli nella nostra Galassia e forse anche nell'intero Universo. Risulta quindi di fondamentale importanza conoscere la storia evolutiva della Terra e delle specie viventi che cercheremo di approfondire nei prossimi capitoli in particolare al Paragrafo 1.6 e Paragrafo 3.2

Ultimo aggiornamento del: 29/12/2018 12:42:43