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Spiegata la magnetizzazione delle rocce lunari

Rocce lunari riportate dall'Apollo

Le missioni Apollo hanno riportato dalla Luna circa 381 chilogrammi di rocce, qualcosa in grado di dare risultati per decenni e infatti è, ancora oggi, ciò che accade. 

Uno dei misteri più fitti, finora, ha riguardato il fatto che queste rocce apparissero magnetizzate: non si trattava di un campo magnetico attuale ma di un magnetismo fossile, con l'azione magnetica cessata circa 3 miliardi di anni fa. La Luna, quindi, fino a 3 miliardi di anni fa aveva un campo magnetico ma cosa lo alimentasse e, soprattutto, cosa ha potuto far sì che questo magnetismo fossile rimanesse ancora oggi, è un mistero. 

All'Astromaterials Research and Exploration Science (ARES) della NASA cercano risposte e la presenza di una dinamo interna generatrice di campo magnetico, come avviene sulla Terra, è la tesi più percorsa. La Luna aveva un nucleo fluido in rotazione in grado di alimentare un proprio campo magnetico: il problema è comprenderne la composizione per poter spiegare come mai si sia spento così presto e come mai i suoi effetti siano così longevi. 

Interno della Luna primordiale, rappresentazione

Un articolo pubblicato su Earth and Planetary Science Letters spiega come siano state tentate diverse combinazioni di composizione, da sottoporre poi a temperature e pressione tipiche della Luna primordiale. Sono state poi apportate variazioni a queste condizioni al fine di simulare l'evoluzione lunare. Ciò che ne è derivato è un nucleo formato in prevalenza di ferro e nichel, con abbondanze di zolfo e carbonio molto più basse di quanto finora non fosse ritenuto valido, relativamente pari a 0.5% e 0.375% del peso totale. Un nucleo simile, stando alle simulazioni, sarebbe in possesso di un punto di fusione molto alto e avrebbe iniziato a cristallizzare molto presto nella storia lunare, fornendo il necessario calore a alimentare la dinamo e a fornire un campo magnetico potente. Il nucleo si sarebbe freddato arrestando poi il processo di dinamo, il che spiegherebbe benissimo i tempi ma anche la sismicità che vediamo oggi sulla Luna.

La fonte è Earth and Planetary Science Letters

 


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