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La musica che suona TRAPPIST-1 ha vita lunga

Rappresentazione di TRAPPIST-1

TRAPPIST-1 continua a far parlare di sé: se la cassa di risonanza è stata notevole, poco risalto è stato invece dato al fatto che le simulazioni orbitali portano a collisioni tra i pianeti nel giro di un milione di anni, un battito di ciglia dal punto di vista cosmologico. Vista in questo modo, sembra una sorta di miracolo essere riusciti a vedere questi sette pianeti in un momento della loro esistenza, oppure la soluzione è che i parametri orbitali in nostro possesso sono ancora troppo incerti per poter capire che fine faranno questi pianeti. 

Tutto è legato alla risonanza orbitale, che nel sistema di TRAPPIST-1 riguarda tutti i pianeti. Significa, in poche parole, che il rapporto tra i periodi orbitali dei vari pianeti forniscono un numero intero: ad esempio "per ogni rivoluzione di y, se ne compiono tre di x". Si tratta di un fenomeno che stabilizza il sistema, anche se la teoria del caos non esclude che sia sufficiente davvero poco per alterare gli equilibri e giungere alle collisioni che ci raccontano le simulazioni. 

Per rendere al meglio il concetto di risonanza, al Canadian Institute for Theoretical Astrophysics hanno montato un video assegnando una nota di pianoforte a ogni pianeta, suonata in un preciso momento dell'orbita, e aggiungendo un colpo di batteria ogni volta che un pianeta sorpassa il suo vicino più prossimo.

Il discorso, anziché essere traportato al futuro, è stato riportato al passato per verificare le orbite nel momento in cui i pianeti stavano nascendo: ne risulta che il sistema planetario sembra stabile da molto tempo, un tempo molto più lungo rispetto a quello che le simulazioni forniscono come ultime fasi di vita prima delle collisioni. L'armonia suonata oggi, quindi, venne suonata anche all'inizio anche se nelle prime fasi servì a creare un equilibrio che vediamo ancora oggi. I pianeti hanno accordato i propri strumenti insieme, gravitazionalmente, prima di iniziare a suonare la musica che ascoltiamo oggi. 

Tenendo conto di questo, la vita del sistema planetario diventa molto più lunga.

La fonte è Astrophysical Journal Letters

 


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