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Criovulcani recenti su Cerere

il cratere Occator su Cerere
 
La sonda Dawn si aggira da un paio di anni intorno al nanopianeta Cerere e in tutto questo tempo ha alternato riprese dall'alto a riprese effettuate da soli 375 chilometri di altezza, tra dicembre 2015 e settembre 2016. Una risoluzione di 35 metri a pixel ha consentito di scendere molto in dettaglio sulla superficie di Cerere soprattutto nella parte più interessante, il Cratere Occator che al suo centro presenta le famose "macchie brillanti", fatte risalire dalle analisi chimiche a una particolare categoria di sali. 
Proprio dalle immagini dettagliate è stato possibile studiare anche ogni singolo cratere presente all'interno di Occator e anche sulle macchie chiare, giungendo a una stima di età per entrambe le componenti. Occator misura 92 chilometri e al suo centro presenta un picco di 11 chilometri di diametro. Lungo il perimetro, le montagne arrivano a 750 metri di altezza mentre il picco presenta una cupola brillante del diametro di 3 chilometri. Qui, ci sono le strutture più brillanti di Cerere, in una zona che è stata chiamata Cerealia Facula.
Il picco è stato interpretato come roccia, come resto di quanto creato dall'impatto che generò il cratere Occator circa 34 milioni di anni fa. La cupola centrale e il materiale brillante sono invece molto più giovani, risalendo a "soli" 4 milioni di anni fa
 
La zona brillante in Occator
 
Le stime di età, basate come detto sulla presenza e sull'analisi di crateri successivi, lasciano aperte suggestive interpretazioni in merito alla formazione delle zone brillanti, anche per il fatto che la zona somiglia molto a quanto visto sulle lune di Giove Callisto e Ganimede. 
I ricercatori hanno interpretato il tutto come segni di criovulcani attivi fino a tempi molto recenti, se non ancora attivi: l'impatto che ha generato Occator deve aver attivato l'attività criovulcanica. In tali condizioni, uno strato intero o almeno qualche zona posta sotto il mantello roccioso deve essere stata spinta verso la superficie del nanopianeta. La bassa pressione ha consentito all'acqua e ai gas come metano e anidride carbonica di fuggir via a formare un sistema di venti. Sulla superficie, le fratture nel terreno hanno consentito l'eruzione che poi ha visto depositare i sali che hanno formato l'attuale struttura brillante. 
L'ultima di queste eruzioni ha dato vita alla superficie che vediamo oggi, anche se non è chiaro se l'attività ciovulcanica sia cessata o sia ancora presente a livello più basso. Le "nebbie" che a volte appaiono sulla zona, sotto certe angolazioni, sembrano far pensare alla seconda possibilità anche se a fine 2015 questo fenomeno fu condotto alla sublimazione dell'acqua. 
 
La fonte è Phys.org

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