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Campi magnetici contro l'efficienza stellare

DR21, un filamento ripreso in infrarosso da HubbleLa formazione stellare è un concetto più o meno compreso che consta di due step: nel primo i flussi comprimono la nube molecolare in densi filamenti lunghi anni luce. In un secondo momento, la gravità fa collassare il materiale più denso in nuclei di formazione stellare. I nuclei massicci, con masse di circa 20 masse solari, si formano al meglio nelle intersezioni dei filamenti producendo ammassi. Sembra tutto ragionevole ma il tasso di formazione atteso è più alto di quello osservato: il tasso di formazione nei nuclei più densi è solo una piccola frazione di quello presente nel gas libero, il che non torna. 

Quando qualcosa non torna, in genere, si ricorre alla materia oscura o ai campi magnetici, e qui siamo nel secondo caso. I campi magnetici, quindi, si opporrebbero al collasso dovuto all'auto-gravità ma avere una stima di misurazione di queste forze è notevomente complesso. 

Al CfA hanno misurato sei nuclei densi nella regione di formazione stellare del Cigno, misurando le forze dei campi come derivazione dalla polarizzazione della radiazione millimetrica. Correlando la direzione dei campi nei nuclei con la direzione del campo lungo il filamento è stato possibile procedere alle analisi. 

Il campo magnetico del filamento è parallelo alla struttura ma la forma diventa notevolmente complessa in prossimità dei nuclei di formazione stellare. In queste zone, quindi, i campi magnetici possono essere rilevanti all'inizio ma una volta che il nucleo inizia a svilupparsi diventano più importanti le forze cinematiche e gli effetti gravitazionali. 

La fonte è Astrophysical Journal

 


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